domenica 11 novembre 2018

LE INFINITE REALTA' DEL MULTIVERSO


27 mar 2017

 
 
 
In questo brano tratto dal libro di ROGER PENROSE, "LA MENTE NUOVA DELL'IMPERATORE", pag.381-382 del capitolo "MAGIA QUANTISTICA E MISTERO QUANTISTICO", l'autore espone le sue considerazioni sull'esistenza di molti universi, che si genererebbero infinitamente ad ogni diversa "scelta" operata da un soggetto qualsiasi nella propria dimensione. Per quel che mi riguarda, sono abbastanza scettica nei confronti di questa teoria: se gli universi si generano in continuazione per compensare le possibilità che si realizzano in un determinato universo, significherebbe che un individuo solo, secondo questa teoria, potrebbe causare lo sdoppiamento dell'intero universo? Senza eliminare a priori la possibilità dell'esistenza di universi paralleli (che in questo caso non sarebbero proprio "paralleli", visto che si condizionano a vicenda) non sarebbe più logico pensare che questi universi infiniti esistano CONTEMPORANEAMENTE al nostro, e che le diverse possibilità si realizzino in universi che già esistono, e NON generati in seguito alle nostre scelte? Ovviamente la mia è una riflessione da profana. Ma leggiamo che cosa ne pensa ROGER PENROSE:

"Un altro punto di vista, anch'esso logico a modo suo, che fornisce però un quadro non meno strano, è quello dei molti universi, proposto per la prima volta pubblicamente da HUGH EVERETT III (1957). Secondo l'interpretazione dei molti universi, R non si verifica mai. L'intera evoluzione del vettore di stato, che è considerato realisticamente, è sempre governata dal procedimento deterministico U. Ciò implica che il povero gatto di SCHRODINGER, come pure l'osservatore protetto all'interno del contenitore, debbano esistere di fatto in una qualche combinazione lineare complessa, col gatto in una qualche sovrapposizione di vita e di morte. Lo stato di morte è però correlato con uno stato della coscienza dell'osservatore dentro il contenitore, e quello di vita è correlato con un altro stato di coscienza dell'osservatore esterno (esso è inoltre correlato, presumibilmente, in parte con la coscienza del gatto e, infine, anche con quella dell'osservatore esterno, quando gli viene rivelata la situazione all'interno del contenitore). La coscienza di ogni osservatore è considerata divisa, cosicchè ora egli esiste due volte, e ognuna delle forme distinte assunte dalla sua coscienza ha un'esperienza diversa (una vede un gatto morto e l'altra un gatto vivo). In effetti, non solo un osservatore, ma l'intero universo in cui vive si scinde in due (o più) a ogni misurazione che egli compie del mondo. Una tale divisione si ripete di continuo, non solo in conseguenza delle misurazioni eseguite dagli osservatori, ma anche dell'ingrandimento macroscopico di eventi quantistici in generale, cosicchè queste ramificazioni dell'universo proliferano sfrenatamente. Ogni possibilità alternativa verrebbe quindi a coesistere con le altre in qualche vasta sovrapposizione. Questo non è certo il più economico dei punti di vista, ma le mie obiezioni ad esso non derivano dalla mancanza di economia. In particolare, non vedo perchè un essere cosciente debba essere consapevole di "una" sola delle alternative in una sovrapposizione lineare. Che cosa, nella coscienza, richiede che non si possa essere consaapevoli di quella stimolante combinazione lineare di un gatto morto e di un gatto vivo? Mi pare che si richiederebbe una teoria della coscienza prima di poter armonizzare la concezione dei molti universi con ciò che si osserva realmente. Io non vedo quale relazione ci sia fra il vettore di stato vero (obiettivo) dell'universo e ciò che noi osserveremmo realmente. Qualcuno ha sostenuto che in questo quadro si possa, in un certo senso, dedurre efficacemente l'illusione di R, ma io non penso che queste affermazioni reggano. Quanto meno, per far funzionare questo sistema occorrono altri ingredienti. A me pare che la concezione dei molti universi introduca una moltitudine di problemi propri, senza affrontare realmente i veri rompicapo della misurazione quantistica".

DEFINIZIONI SCIENTIFICHE PRESENTI IN QUESTO POST:

VETTORE DI STATO: descrizione del sistema dinamico in cui si muovono le variabili in cui si possono trovare le particelle quantistiche.

R: parametro relativo al collasso della funzione d'onda in una determinata condizione nella realtà.

EQUAZIONE DI SCHRODINGER (U): praticamente Schrodinger non considerò più la traiettoria ondulatoria di una particella come qualcosa di fisso, ma come una funzione indeterminata entro un certo spazio non superabile, che parte da 0 (dove l'onda si incrocia all'asse sul quale si evolve la sua spirale) e può raggiungere valori diversi lungo il suo percorso. Pertanto i valori raggiunti dalla particella entro i limiti circoscritti vengono "quantizzati" e descritti come precisi valori energetici; per questo l'equazione di Schrodinger viene definita deterministica in quanto è possibile prevedere la forma della funzione d'onda ad un qualsiasi istante successivo.Nella fisica quantistica l'onda associata ad una particella va intesa come un'onda di probabilità oscillante nel tempo e nello spazio nella quale, ad ampiezza maggiore, corrisponde una maggiore probabilità di trovare la particella. In pratica: quando prima il movimento ondulatorio indeterminato della particella veniva consideraato come un continuo e perciò non quantizzabile, Schrodinger suddivise il movimento a spirale della particella in "pacchetti", in sezioni nelle quali la particella parte dal punto 0 ad un punto massimo non superabile (paragonabile ai movimenti delle corde di una chitarra) e quindi l'energia della particella (ovvero la sua frequenza) diventa determinabile.
 
 

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